Accordi tra soci

Come dividere le quote tra soci

È la prima conversazione difficile tra due fondatori, e quasi sempre viene rimandata. Rimandarla costa molto di più che affrontarla quando il progetto non vale ancora niente.

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Perché la divisione paritaria non è una risposta

Il 50 e 50 è la divisione più frequente perché è la più veloce da concordare: nessuno deve dire all’altro che il suo contributo vale meno. Il problema è che rinvia la conversazione invece di risolverla. Se dopo sei mesi una persona lavora a tempo pieno e l’altra due sere a settimana, la divisione paritaria diventa una fonte di risentimento silenzioso.

Una divisione paritaria è una buona scelta quando contributo, tempo e rischio economico sono davvero simili, e quando è accompagnata da una regola su come si decide in caso di disaccordo. Due persone con il 50% ciascuno e nessun meccanismo di sblocco possono paralizzare completamente una società.

I criteri da pesare davvero

  1. Tempo dedicato

    È il fattore che pesa di più. Chi lascia un lavoro per dedicarsi al progetto rischia in modo incomparabile rispetto a chi contribuisce nel tempo libero.
  2. Denaro investito

    Capitale proprio messo nel progetto, o costi sostenuti personalmente. Va tenuto distinto dal lavoro: spesso conviene trattarlo come un finanziamento, non come equity.
  3. Rischio personale

    Chi firma contratti, garantisce personalmente o rinuncia a uno stipendio si assume un rischio diverso da chi non rinuncia a nulla.
  4. Contributo già realizzato

    Un prodotto funzionante, clienti già acquisiti o una rete di contatti utilizzabile hanno un valore concreto e verificabile.
  5. Idea e lavoro preparatorio

    Contano, ma molto meno di quanto chi ha avuto l’idea si aspetti. Un piccolo riconoscimento a chi ha iniziato è comune; la maggioranza basata solo sull’idea di solito non regge alla prova del tempo.
  6. Ruolo futuro

    Chi guiderà il progetto nei prossimi anni? La divisione dovrebbe riflettere il futuro più che il passato.

Il vesting, spiegato semplice

Il vesting è un accordo per cui le quote si maturano nel tempo invece di essere acquisite subito. Uno schema comune prevede una maturazione distribuita su quattro anni con un periodo iniziale di attesa di un anno: chi esce prima di quella soglia non porta via nulla.

Serve a proteggere chi resta. Senza vesting, un socio che abbandona dopo tre mesi mantiene una fetta della società per sempre, e quella fetta peserà su ogni decisione e su ogni futuro investitore. È la singola clausola che evita più disastri, e va discussa prima di iniziare, non quando i rapporti si sono già incrinati.

Cosa mettere per iscritto

  • Percentuali assegnate a ciascuno e criteri con cui sono state decise
  • Ruoli e ambiti decisionali di ognuno
  • Tempo settimanale che ciascuno si impegna a dedicare
  • Meccanismo di maturazione delle quote nel tempo
  • Cosa succede se qualcuno esce o smette di contribuire
  • Come si sblocca una decisione in caso di disaccordo
  • Proprietà di codice, marchio, dominio e materiali prodotti

Un accordo iniziale tra soci non sostituisce lo statuto o un patto parasociale redatto con un professionista: serve ad avere le idee chiare prima di andare dal notaio o dal commercialista, e a scoprire in anticipo se le aspettative sono incompatibili.

Nota: questa pagina ha finalità informative e non costituisce consulenza legale o fiscale. Per la costituzione di una società e per i patti tra soci è necessario rivolgersi a un professionista abilitato.

Prima delle quote, viene la persona

Nessuna divisione dell’equity risolve un’incompatibilità di fondo. Match & Build nasce per la fase precedente: capire con chi ha senso costruire, prima di mettere qualcosa per iscritto.

  • Fino a 3 profili compatibili, presentati uno alla volta
  • Selezione effettuata a mano, non da un algoritmo
  • Disponibilità e interesse verificati prima della presentazione
  • Prima proposta entro 3 settimane dalla richiesta

Il pagamento è singolo e non prevede abbonamenti. Se entro 3 settimane non arriva nessuna proposta compatibile, il rimborso è automatico e completo.

Tre errori che si pagano dopo

Decidere in fretta per non litigare. Una conversazione scomoda di due ore all’inizio vale più di due anni di malumori.

Dare quote a chi contribuisce una volta sola. Chi realizza il logo o presenta un contatto va pagato o compensato in altro modo, non reso socio a vita.

Non mettere nulla per iscritto perché “siamo amici”. L’accordo scritto serve proprio a proteggere l’amicizia quando il progetto inizia a valere qualcosa.

Domande frequenti

Dividere le quote 50 e 50 è sbagliato?

Non in sé: è sbagliato se lo si sceglie per evitare una conversazione scomoda. Funziona quando contributo, tempo e rischio sono davvero simili, ed è accompagnato da regole chiare su come si decide in caso di disaccordo.

Chi ha avuto l’idea deve avere più quote?

L’idea da sola vale poco rispetto agli anni di lavoro necessari per realizzarla. Un piccolo riconoscimento per chi ha iniziato è comune, ma attribuire la maggioranza solo per l’idea crea squilibri che emergono dopo pochi mesi.

Cos’è il vesting tra co-founder?

È un meccanismo per cui le quote si maturano nel tempo invece di essere acquisite subito. Serve a proteggere chi resta se un socio abbandona il progetto dopo pochi mesi.

Quando bisogna mettere le quote per iscritto?

Prima di iniziare a lavorare insieme in modo continuativo. Un accordo scritto è molto più semplice da definire quando il progetto non vale ancora nulla che dopo i primi risultati.